L’ÈTÀ DEI COMUNI

Durante il tardo medioevo, la famiglia era la base della società ed era dominata dal padre, che imponeva la propria disciplina a tutti i componenti.
I figli erano sotto la tutela del padre. Per i maschi l'emancipazione, cioè la liberazione dalla tutela paterna e quindi la capacità di prendere decisioni in modo autonomo e agire in giudizio, avveniva al raggiungimento della maggiore età, cioè a 25 anni. Le femmine restavano sotto l'autorità paterna fino al matrimonio, dopodiché passavano sotto l'autorità del marito.
Le donne non potevano compiere atti giuridici, cioè vendere i propri beni, comprarli, scambiarli, ecc., senza l'autorizzazione del padre, del marito oppure, in mancanza di questi, di un altro parente maschio.
Era sempre il padre a decidere il destino dei figli: se potevano o meno sposarsi, se erano destinati/e al convento o alla carriera ecclesiastiche, nelle famiglie più povere se dovevano andare a servizio in casa dei più ricchi, che mestiere dovevano svolgere.

Bisogna però notare che gli uomini d'affari erano, come oggi, molto spesso in viaggio e che, in loro assenza, era la madre a governare la casa ed occuparsi dei figli. L'educazione dei figli era affidata alle donne della casa: madri, nonne e zie. I bimbi crescevano infatti nel cosiddetto gineceo (luogo riservato alle sole donne), dove i maschi restavano solo fino a sei, sette anni, momento in cui venivano mandati a scuola, o se ricchi, passavano alle cure di un tutore.
A quattordici anni iniziava l'emancipazione dei figli maschi, poiché cominciavano l'apprendistato di un'arte o un mestiere, e intraprendevano l'educazione sessuale, grazie alle serve del padre. A diciotto anni, infine, i maschi erano legalmente emancipati, ma non come lo intendiamo oggi. Dopo il diciottesimo anno di età, i padri potevano decidere se continuare a mantenere i propri figli, oppure mandarli via da casa. La piena emancipazione si aveva solo a 25 anni.
L'autorità paterna era comunque indiscutibile e cessava solo con la morte del capofamiglia. A quel punto erano i figli maschi ad ereditare il potere, e non le mogli dei defunti. I figli vigilavano sull'onore della madre e delle sorelle.

Le donne nella società.
Nel mondo medievale la donna era considerata un essere inferiore, cosa che era confermata e ribadita dalla Chiesa.

Fin dal suo ingresso nel mondo, la donna tardo medievale partiva svantaggiata. La sua vita era vista come dedicata a due sole attività: occuparsi della casa e dare alla luce dei figli. L'educazione femminile era quasi totalmente trascurata e le ragazze vivevano sempre chiuse in casa, fatta eccezione per i momenti in cui accompagnavano la madre nella chiesa parrocchiale. Si cercava di non lasciare mai del tempo libero alle ragazze, poiché l'ozio era ritenuto un cattivo consigliere.
Apparentemente timida e riservata, la ragazza medievale viveva tutta la sua vita in sudditanza, e questo valeva per qualsiasi ceto sociale.

Matrimonio
Un matrimonio
Un matrimonio

Giunte all'età giusta, se non erano inviate in convento, le ragazze venivano date in sposa ad un uomo prescelto dal loro genitore. Una volta sposate, uscivano dalla tutela paterna per passare a quella del coniuge e si spostavano a casa con il marito. Le ragazze portavano con sé una dote, che nel caso delle famiglie più ricche e potenti poteva comprendere terreni, case, castelli, servi, gioielli, abiti preziosi. La dote veniva gestita dal marito, ma restava di proprietà della morte, che poteva riprendere i propri beni se fosse rimasta vedova. Per questo il marito aveva il dovere di amministrare con molta attenzione i beni della dote: nel caso in cui la moglie avesse il sospetto che il marito stesse dilapidando la sua dote poteva anche chiedere il divorzio.
Con il matrimonio le donne più fortunate divenivano le padrone del focolare domestico, ma nella maggior parte dei casi si spostavano a casa dei suoceri, dove dovevano subire l'autorità della nuova famiglia, e dove potevano essere sorvegliate in assenza del marito.
Le mogli potevano inoltre essere ripudiate per sterilità, ma potevano loro stesse divorziare se il marito non era in grado di dar loro dei figli.

Vedovanza

Alla morte del marito, salvo uno specifico testamento, le donne dovevano lasciare la casa e tornare a casa del padre. Dagli atti giuridici del tempo, risulta che a volte i figli obbligavano la madre a compilare un inventario delle cose portate via. La maggior parte delle volte, i mariti lasciavano alle loro mogli l'usufrutto della casa in cui queste potevano dirigere la famiglia, fino alla maggiore età dei figli maschi.

La vita pubblica e il convento
La vita pubblica delle donne medievali era limitata. Alle donne era vietato parlare in pubblico, tanto che, anche nelle cause legali, queste dovevano farsi rappresentare da un uomo, ossia dal padre, dal marito o dal parente maschio più vicino. Come abbiamo detto, le ragazze che non venivano date in moglie a nessuno, se non erano messe a servizio, venivano mandate nei conventi. Queste vocazioni forzate, spesso non erano gradite dalle giovani donne. Bisogna però dire che la clausura ha rappresentato, per lungo tempo, l'unica possibilità, per una donna, di farsi una cultura.
I conventi servivano anche da ricovero per le donne bisognose. A partire dagli inizi del XIII secolo, comparvero molte fondazioni di ordini e di monasteri per donne. Queste comunità femminili di religiose vivevano soprattutto grazie ai compensi ricavati dall'artigianato e dalla cura dei malati.

Un convento femminile
Un convento femminile


Il lavoro femminile
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Poiché la famiglia era l'unità economica fondamentale, anche le donne avevano la loro parte nella produzione. In città, nelle aziende familiari di artigiani non vi era una vera e propria divisione del lavoro in base ai sessi.
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Era comunque presente una suddivisione per "campi di competenza". Le donne erano addette alle mansioni considerate "interne": cura della casa, del cortile, del giardino, dei bambini, del bestiame e dell'alimentazione. Alcune donne però, erano addette anche ai lavori di "riproduzione", ossia si occupavano della messa al mondo dei bambini: si tratta soprattutto delle donne nobili o di famiglie ricche e potenti: il loro compito era quello di dare al marito degli eredi, preferibilmente maschi. Per questo motivo i figli delle famiglie più ricche non venivano allattati e allevati dalla madre, ma venivano dati "a balia", cioè venivano affidati ad altre donne, spesso provenienti dalle campagne, che avevano figli neonati e allevavano i bambini loro affidati insieme ai propri fino alla svezzamento. Infatti durante il periodo dell'allattamento le donne difficilmente potevano concepire un altro figlio, perciò si cercava di fare in modo che questo periodo durasse il meno possibile.
Sempre in città, alcune donne riuscivano inoltre ad iniziare piccole attività commerciali come commercianti o artigiane, pur restando comunque sottomesse ai loro mariti. A volte, però, alcune venivano impiegate in aziende esterne alla loro famiglia.
Ma non mancarono le eccezioni, come Christine de Pizan, una donna vissuta in Francia tra XIV e XV secolo, la cui vita può davvero dirsi straordinaria.
La prostituzione era largamente diffusa. Vi erano sia le cosiddette "donne segrete", le quali esercitavano la loro professione in specifiche case di prostitute, che le prostituite occasionali. Infatti, le ragazze che non potevano permettersi un matrimonio, per mancanza di dote, spesso lavoravano come serve, e dovevano sootomettersi ai desideri del padrone, ma ancora più spesso divenivano oggetto di abusi sessuali collettivi. Le prostitute, che desideravano abbandonare la professione, inoltre, difficilmente riuscivano a reintegrarsi nella società, sia per mancanza di mezzi, che per pregiudizi comuni. Queste ragazze, trovavano così, spesso accoglienza nei conventi, oppure prestavano la loro forza fisica al lavoro nei campi.

La cura dei capelli e del corpo
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La toilette degli uomini era piuttosto semplice: sbarbati con i capelli corti, fatta eccezione per le persone particolarmente eleganti, che portavano capelli lunghi, chiamati zazzera.

Nell'illustrazione un uomo con la zazzera.
Nel tardo medioevo, invece, le donne cittadine iniziarono ad affidarsi a raffinate cure del viso e dei capelli.

Alcuni testi del tempo riportano, ad esempio, i sistemi per "lavare ogni macchia dal viso" o per preparare "un depilatorio che cava i peli sicché mai rinascano".
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I capelli, poi, erano curatissimi. Lavati una volta alla settimana, di solito il sabato, giorno quasi interamente dedicato alla cura del corpo, venivano acconciati con pettini d'avorio lavorati, importati dalla Francia.


Ritratto di duchessa, si notino i preziosi ornamenti che arricchiscono e fermano l'acconciatura ricercata

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Ai capelli veniva dato anche un colore speciale, al tempo molto di moda: il biondo oro. I metodi per ottenere il colore erano diversi. Oltre all'esposizione prolungata al sole con speciali cappelli, si usavano anche degli shampoo specifici. Il colorito della carnagione doveva essere chiarissimo, ed i capelli biondi dovevano contornare il viso. Per arricchire l'acconciatura si usavano trecce, a volte anche finte, e si inserivano nei capelli nastri decorati a volte di pietre preziose.

Pettinatura femminile, da notare le trecce ed il colore dei capelli

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Le donne ricche portavano, inoltre, molti gioielli: anelli, bracciali, diademi, cinture con pietre preziose e perle, meravigliosamente lavorati. Anche le stoffe dei vestiti erano a volte preziosissime, con ricami in filo d'oro o d'argento e pietre preziose. Le spese per abiti e gioielli diventarono così alte in certi luoghi, che nel Trecento e nel Quattrocento in alcuni luoghi si emanarono delle leggi che vietavano di indossare abiti o gioielli che superassero un certo valore, ma - come spesso accade - le leggi non furono rispettate.


Donna con diadema

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