Vediamo come erano le case medievali e come si viveva al loro interno.

Le case dei poveri erano poco più che un piccolo rifugio dove si dormiva, si mangiava e si conservavano i propri poveri beni, il tutto di solito in un'unica stanza. In città come in campagna, i mobili erano sempre gli stessi: il letto (per chi se lo poteva permettere, altrimenti un saccone ripieno di paglia appoggiato su assi di legno), un cassone dove riporre biancheria e abiti, la tavola, la credenza, qualche contenitore per i cereali o per il vino. A volte nelle abitazioni più povere troviamo anche filatoi o telai.

Nei palazzi dei nobili diverse generazioni vivevano sotto lo stesso tetto. Salvo casi eccezionali, tutti i membri familiari erano strettamente legati tra loro, pronti a difendersi reciprocamente e a vendicare un’offesa recata ad uno di loro. I palazzi avevano tutti una sola sala centrale che permetteva l’accesso agli altri locali in modo tale da permettere un facile controllo della casa.
Al pianterreno i pavimenti erano in pietra, mentre al piano superiore erano in legno e coperti da stuoie o tappeti.
I soffitti erano di legno, a volte decorati da motivi geometrici dipinti, ma più spesso dipinti di scuro.
Spesso lungo le pareti, appena sotto il soffitto, si avevano dei dipinti o dei motivi decorativi, più in basso dei piccoli ganci per appendervi degli arazzi o tappezzerie.
Tra una stanza e l’altra c'erano porte robuste dotate di chiavistelli e catenacci. Delle imposte di legno proteggevano il palazzo dal maltempo e le finestre spesso venivano coperte con le impannate, cioè dei panni di tela imbevuti d’olio o spalmati di cera (l’impiego del vetro iniziò solo in epoca successiva, a partire dal Quattrocento).
La sicurezza della casa veniva protetta con solide inferriate alle finestre e con porte fatte di assi verticali inchiodate ad altre orizzontali, per fornire una solida resistenza, rese ancor più solide con robuste serrature e ferri.
Al pianterreno, oltre alle botteghe, spesso c’erano una cantina, un pozzo, un cortile od una sala. Bracieri, scaldini e caminetti riscaldavano alcune stanze, mentre lucerne e candele permettevano di rischiarare una o più stanze.

In qualsiasi costruzione, sia signorile che modesta, il legno svolgeva un ruolo fondamentale per le scale, i balconi, i solai e le pareti divisorie. Il fuoco era un pericolo temutissimo.

Nelle case del XIII-XIV secolo la camera da letto era la stanza principale. Qui veniva svolta gran parte della giornata, accogliendo gli ospiti, lavorando o conversando con amici.
Il letto era formato da una struttura in legno con le testate di uguale altezza ed inserito su di una predella che lo rialzava dal pavimento, dove di solito si inserivano dei cassetti per riporre la biancheria e i tessuti: spesso era anche separato dal resto della stanza da una tenda.

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La ricostruzione di una camera da letto nel castello di Bevilacqua

(immagine da http://lascuolainrete.wordpress.com/category/storia/medioevo/)

Ai piedi del letto si trovava un a cassapanca che serviva sia per riporre i vestiti, sia come sedile, mentre i gioielli, i denari ed i documenti importanti venivano custoditi in cassette rinforzate in ferro, nascoste sotto il letto. Si trattava in genere di letti molto larghi poiché ci dormivano più persone (anche due metri e mezzo o tre di larghezza). I ricchi e i nobili usavano lenzuola e federe, coperte imbottite o foderate di pellicce e sovracoperte ricamate o di stoffe preziose. Il letto dei poveri era molto più modesto. Si accontentavano di quattro assi su due cavalletti ed un saccone riempito di paglia, coprendosi alla meglio con stracci e con il mantello che portavano di giorno.
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Un esempio di cassapanca con schienale.


(immagine da http://www.lgrestauro.it/?page_id=53)

Il senso tragico della brevità e precarietà della vita e dell’imminenza della morte era molto sentito nel Medioevo. La mortalità, in particolare quella infantile, era molto alta per la mancanza di cure o per la pratica di cure sbagliate. La minaccia delle pestilenze, della carestia e della guerra con i Comuni vicini era sempre presente («a peste a fame a bello, libera nos Domine» era l'invocazione che più di ogni altra risuonava allora).

Testo adattato da

http://www.mondimedievali.net/Medioevoquotidiano/citt%C3%A001.htm

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